PRESERVING ASSISI

Le architetture religiose e gli oggetti della liturgia

Nelle Storie di san Francesco lo spazio sacro prende forma con una concretezza nuova. Le scene si svolgono dentro chiese riconoscibili, arredate con oggetti che appartengono alla pratica reale della liturgia.

Altari, crocifissi, leggii e pulpiti organizzano lo spazio e definiscono il modo in cui le figure si muovono e si dispongono. È attraverso questi oggetti che l’ambiente religioso diventa uno spazio che possiamo immaginarci di attraversare e vivere.

Il Crocifisso di San Damiano

La scena rimanda a un episodio centrale nella vita di Francesco. Ritiratosi nella chiesa di San Damiano, in rovina, si raccoglie in preghiera davanti al crocifisso e da quell’immagine sente una voce che lo invita a “riparare la Chiesa”.

L’edificio è rappresentato come una struttura danneggiata, aperta, con parti del muro e della copertura mancanti: si intravedono le strutture interne, le capriate, l’abside. È un luogo che Giotto costruisce in modo naturalissimo: la chiesa è vista di scorcio, permettendo di guardare dentro e seguire la scena dall’esterno.

Il tetto aperto della chiesa di San Damiano rivela travi e capriate lignee.

Tutto, però, converge verso un unico punto: il crocifisso, vero centro della composizione. Francesco è raccolto davanti a questo oggetto sacro, rappresentato naturalisticamente come un crocifisso dipinto del tardo duecento, in una relazione che non ha bisogno di ulteriori elementi narrativi. Lo spazio intorno esiste, ma serve unicamente a rendere credibile il luogo, a farci entrare nella scena.

Nella costruzione di questa scena Giotto è riuscito a ridurre tutto all’essenziale: un uomo, un crocifisso e uno spazio diroccato che li tiene insieme.

Crocifisso dipinto sospeso nell’interno della chiesa di San Damiano.

Gli oggetti liturgici del Presepe di Greccio

Nel Presepe di Greccio l’attenzione si concentra sull’interno della chiesa e sugli oggetti che ne definiscono la struttura.

Il pulpito marmoreo e il grande leggio ligneo articolano lo spazio, separano le zone e ne indicano l’uso. L’interno della chiesa diventa così un ambiente costruito per essere attraversato con lo sguardo. L’aspetto materico di questi oggetti è ciò che rende davvero naturalistica questa scena.

Anche il punto di vista contribuisce a questa impressione. La scena è osservata dall’area del coro, oltre il tramezzo, una posizione che permette di vedere la chiesa da un’angolazione insolita. Questo rende visibili elementi normalmente nascosti e rafforza la sensazione di trovarsi dentro uno spazio reale.

Da questa prospettiva, il crocifisso è mostrato dal retro, con la carpenteria lignea ben in vista e diventa, così, un oggetto fisico, con un peso specifico. Anche la sua inclinazione, mentre pende verso la navata sorretto da una corda, contribuisce a renderlo presente nello spazio.

Il retro del crocifisso nel Presepe di Greccio, con struttura e sostegni di legno visibili.

Conferma della Regola, Predica dinanzi a Onorio III e Apparizione al capitolo di Arles: le scatole spaziali giottesche

Nella Conferma della Regola, nella Predica dinanzi a Onorio III e nell’Apparizione al capitolo di Arles Giotto costruisce delle vere e proprie scatole spaziali che si aprono allo sguardo dello spettatore.

Nella Conferma della Regola l’architettura è definita con grande coerenza. La parte superiore, con le volte sostenute da mensole, è costruita attraverso scorci prospettici che danno profondità all’ambiente. Le figure si distribuiscono nello spazio, arretrano, si articolano su più piani. L’interno diventa così ampio e solenne, e appare costruito per rendere visibile un momento istituzionale.

Nella Predica dinanzi a Onorio III questo modo di costruire lo spazio diventa ancora più evidente. L’ambiente appare come una stanza che si apre allo sguardo dello spettatore, organizzata attraverso esili colonne che scandiscono la scena in più gruppi.

Tre archi e il rivestimento decorato della sala nella Conferma della Regola.

Le volte a crociera, costruite con scorci intuitivi, danno profondità e ritmo all’insieme.

Questa struttura permette così di rendere leggibile la relazione tra Francesco, il papa e la corte. Lo spazio è compatto e controllato: viene pensato per sostenere un momento ufficiale.

Nell’Apparizione al capitolo di Arles l’architettura diventa più ariosa, capace di accogliere un numero maggiore di figure senza perdere chiarezza. Gli archi, le bifore e la panca su cui sono seduti i frati guidano lo sguardo e distribuiscono le presenze in modo ordinato.

Anche qui lo spazio è costruito per sostenere un’azione collettiva e per rendere leggibile ciò che accade. Un dettaglio come la tettoia inclinata che si intravede dalle finestre rafforza la percezione della profondità e della continuità tra interno ed esterno.

L’interno religioso diventa così uno spazio organizzato che si apre allo sguardo e tiene insieme tutto ciò che accade al suo interno.

Volte a crociera azzurre, costoloni decorati e finestre nella Predica davanti a Onorio III.

Spazi costruiti per essere vissuti

Giotto tratta lo spazio sacro come un ambiente reale, fatto per essere vissuto e attraversato. In queste stanze prospettiche, gli oggetti liturgici e le presenze umane contribuiscono a dare senso all’azione.

È proprio questa concretezza a rendere le immagini così efficaci. La liturgia è resa visibile all’interno di luoghi in cui le persone si muovono, parlano, cantano e pregano.

Esplora la Basilica
PRESERVING ASSISI

Segui il progetto

Iscriviti alla newsletter di Haltadefinizione per restare aggiornato su Preserving Assisi e sapere quando saranno disponibili nuovi dati, immagini e contenuti da esplorare.

Iscriviti alla newsletter